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11 novembre 2007

Paolina Borghese


Disegno su carta 25x35 di Pascolo Confetra


Buongiorno! Son una studentessa universitaria e sto preparando una tesina sulla statua di Paolina Borghese. Quando ho visitato la Gipsoteca (a proposito: complimenti!) la guida mi ha raccontato che il gesso è stato danneggiato durante la Prima Guerra Mondiale e che la testa sarebbe stata asportata da soldati. Ecco, siccome vorrei inserire la notizia, vorrei sapere se i soldati erano austriaci (come mi sembra di ricordare) o italiani e se esistono fotografie o stampe del gesso della Paolina con la testa. Ah..nel catalogo curato dal Prof. Cunial ho visto che esistono anche dei busti della Paolina, per caso la testa è stata riprodotta in marmo usando il gesso della statua di villa Borghese? Grazie mille per l'aiuto. Buon lavoro! Giulia C.
Risponde Giancarlo Cunial
Il marmo (lungo 200 cm, alto 90 cm e largo 65 cm) di Paolina Bonaparte come Venere vincitrice fu commissionato a Canova dal marito Camillo Borghese (l’Opera viene anche chiamata Paolina Borghese) nel 1804, l’anno in cui il fratello di Paolina, Napoleone Bonaparte, diventava imperatore: la statua, che raffigura Paolina bella come Venere che ha appena vinto il dono (la mela) di Paride, superando le rivali Giunone e Minerva, nacque dai disegni di Bassano (882, 952, 1059) e dal modello in gesso che lei ha visto in Gipsoteca (finito già nel 1806): pare che la stessa Paolina abbia posato per l’Artista (a chi le faceva notare - soprattutto a Parigi - che era stato disdicevole per una donna del suo rango posare praticamente nuda nello studio di uno scultore, lei pare rispondesse che non era proprio freddo e che poté benissimo sopportare l’ambiente). Il marmo era terminato, dopo un lento e particolareggiato lavorio, condotto per lo più al lume di candela, nel 1808 (con l’epidermide ricoperta di cera a rendere il carnato di un lieve colore rosaceo) e consegnata al Palazzo di Torino di Camillo Borghese (che proprio nello stesso anno era stato nominato Governatore del Piemonte e del Genovesato). Caduto Napoleone, nel 1815, l’Opera venne trasferita a Roma, nella sede ove è tuttora e che era la dimora dei principi Borghese; il Gesso, invece, con tutte le altre Statue che erano nello Studio del Canova al momento della morte, venne trasportato (Roma-Ancona via terra, Ancona-Venezia via mare, Venezia-Possagno via terra con carri trainati da buoi) a Possagno (1836) nella Gipsoteca appena edificata davanti alla Casa natale dell’Artista. Durante la Prima Guerra Mondiale, tra il dicembre 1917 e il gennaio 1918, l’avanzata degli Austriaci - seguita alla disfatta di Caporetto - raggiunse la pedemontana del Grappa, nel versante settentrionale del Feltrino: alcuni colpi di artiglieria (non si capì mai da chi sparati), procurarono lo sfondamento della volta del tetto della Gipsoteca e danni incalcolabili alle Opere: alcune vennero del tutto polverizzate, altre gravemente lesionate; tra queste, Paolina che rimase mutila della testa, delle dita della mano sinistra e delle dita di un piede. Per alcuni giorni di freddo intenso, tra il 23 dicembre e i primi del ’18, una violenta battaglia si consumò tra Italiani, Inglesi e Francesi (che ebbero migliaia di vittime ricordate nel maestoso Monumento di Pederobba) da una parte (quartiere generale a Monfumo, presso la cosiddetta baracca, a Possagno, in località Rover, e a Cavaso, sul Monte Tomba) e gli Austriaci dall’altra (attestati nelle contrade bellunesi di Quero, Alano, Feltre, Seren). Il paese di Possagno era stato sfollato fin dai primi giorni di novembre del 1917 (1400 persone, donne bambini e vecchi, erano state fatte arretrare nel vicino Comune di San Zenone degli Ezzelini, chiuso il Tempio e trasferito il Municipio; poi nella primavera, con l’avvicinarsi della battaglia del Solstizio - 21 giugno 1918 - i Possagnesi verranno trasferiti a Marsala, in Sicilia: un’autentica odissea) e i soldati francesi avevano il compito di pattugliare il paese di Possagno e di Canizza (una vicina frazione di Cavaso). Da qui comincia la leggenda: a impossessarsi della testa di Paolina, rotolata a terra a causa del terribile bombardamento, sarebbero stati i Francesi che avrebbero giocato con il capo facendolo rotolare su e giù per la navata basilicale della Gipsoteca e prendendolo di mira con sassi e cerbottane… Sarà vero? Io gliela racconto come i vecchi di Possagno me l’hanno raccontata.
Durante le pose per realizzare Paolina come Venere vincitrice, Canova eseguì un Ritratto di Paolina che corrisponde al Busto di cui lei parla nella sua domanda (gesso 48x27x27), realizzato negli anni 1804-1805, tenendo conto delle osservazioni dal vero fatte da Canova durante la posa della statua di Villa Borghese. Il marmo di questo Busto si trova al Museo Napoleonico di Roma, anche se verosimilmente può essere ritenuto una copia (forse di allievi della stessa Bottega di Canova?). Altro busto in Gesso di Paolina esistente nella Gipsoteca è copia dal Marmo di Roma (dei Napoleonici furono fatte infinite copia dei ritratti).
In bocca al lupo per la tesi!

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Espressioni tipiche e proverbi materani

U FA-T’ D LA NETT LA MA-T-N S V(AE)-T

il lavoro della notte la mattina si vede

(solo in un secondo momento potrà essere evidenziato un lavoro già svolto)

PU SF-L D CAPP-TTE-L S LA ‘NG-GN(AO)’ LA MADONN D LA BRJI-N

per lo sfizio di mantella la indossò per la prima volta nel giorno della Madonna della Bruna - festa patronale del 2 luglio

(pur di soddisfare un desiderio, lo si attua fuori stagione)

VE CCHIO’NN F-ST-N Y M-R-T-CJI-DD

va cercando feste e funerali

(riferito ad un nullafacente)

U TA-N CCHIU’ SSJI-S D L’O-T

ce l’ha più in alto degli altri

(in riferimento al prepotente)

TAND CH TAND NAN Z TAN-G-N

neri con neri non si tingono

(riferito a persone potenti - oppure - che hanno lo stesso carattere)

CIUCC F(AO)TT Y CO-L PE-J

Ciccio fotte e Nicola paga

(c’è chi paga per il godimento degli altri)

DA NA CAPP-TTE-L NAN Z FE-SC ‘N CUAPPJI-DD

da una mantella non si fa un cappello

(per incuria e incapacità a volte non si riesce a mantenere anche una piccola parte dell’intero patrimonio)

BBU-N SI’ TI-J BBU-N SO’ JJ Y STOM-N N’ATA ZZ-CH

buono sei tu buono sono io e stiamoci ancora un po'

(cattiva voglia di lavorare)

SI’ CO-M A SANT L-NCJ-N

sei come San Lincino

(gracile, esile, malaticcio - come S.Lincino, così rappresentato nell’iconografia popolare)

IA-T CO-M A L’ONG-L D DRAT O CUO’RR

è come l’Angelo di dietro al carro

(malriuscito, come l’Angelo di cartapesta che si mette non in bella vista sul carro trionfale del 2 luglio)

IA-T CO-M N SQUAGGHIA-MB-S

è come uno squattrinato

(riferito a persona priva di ogni sostanza)

IA-T CO-M N PA-L-MMJI-DD

è come un colombino

(riferito a persona dai molti capelli bianchi ed elegante nel portamento)

IA-T CO-M N CUALAN-DR(AO)N

è come un passero adulto

(riferito a persona bassa e robusta)

O’ VJI-T U PEST - ha avuto il posto

V(AO)CH ALLA PEST - vado alla posta

O’ VJI-T LA PEST - ha avuto la peste --------------------------------------------------------

M’EGGHIA MANGE’ LA POST - mi devo mangiare la pasta

IE’ SEMP U STESS POST - è sempre lo stesso pasto --------------------------------------------------------

I’ D-V-NTE-T N PUST - è diventato (come) un pesto

AGG-RE-V ATTIRN ALLA PUST - girava intorno alla pista

(particolarità sul significato di uno stesso termine dialettale)

U SAP(AO)R D LA M-NESTR U SE-P LA CH-CCHIE-R

il sapore della minestra lo sa il cucchiaio

(solo chi è dentro, fino in fondo, alle varie situazioni della vita ne conosce esattamente ogni particolare)

DJI-R PINT FINCA FA-C-M U CHINT

duri il punto (cucito) finchè facciamo il conto

(riferito a quanti nel commercio assicurano la garanzia fino al momento del pagamento)

CO-M S MA-T ? CH LA FU-R-C

come si miete ? con le forbici

(testardaggine in una convinzione sbagliata)

MATERA COM'ERA - MATERA COM'E' - MATAR FISCIA FISC

Musica folk

MUSICA FOLK

Canti popolari materani e canzoni "a rambègn" (a dispetto)

Espressioni tipiche e proverbi baresi

Espressioni tipiche

A muzz - A manciate, in quantità non ben definite

A un certo livello - Di classe!

Acchiamind stu panoram!-Guarda questo ben di Dio

Annusce u mmire-Può cortesemente portare un’altra caraffa di vino?

Ascinne dall’elicott:r-Torna con i piedi per terra, non fantasticare

Auand’!-Attento!

Aueee’!-Egregio signore abbia la compiacenza di prestarmi un attimo della sua attenzione (anche al plurale)

Babbione-Persona un po’ dolce di sale

Bell bell!-Non avere fretta!

Ce rimmat’!-Che porcheria!

Ce tip’!-Che personaggio pittoresco!

Cambiare l’acqua alle olive-Andare a fare pipì

Capisci!-(Intercalare molto usato)

Capooo!!-Usato per chiamare il Maitre, il Cameriere, o il Custode

Caricacchiacchiere-Persona dalle molte parole e dai pochi fatti

Citt citt a’ffa la jos!-Per cortesia fate meno baccano!

Ciungomma-Chewing gum

Cund’ue-Non ce ne importa nulla, Ce ne freghiamo

Dia dà nu tuzz’-Se non la smetti mi vedrò costretto a colpirti con una testata

E mò si ttu!-Ed ora sei tu!

Flippato-Momentaneamente o perennemente rincretinito

Gibillero-Baldoria, Caos piacevole

Gocciadavè-Che ti prenda un colpo!

Iapre l’ecchie! Che ad achiute non ge vole nudd’!-(In risposta ad una offesa) Apri gli occhi! Che a chiuderli è molto facile!

Live le man dauppane-Codesta se permette è roba mia!

Megghie a ffart’ na vstut’!-Esclamazione verso chi mangia tanto

Mò!-Adesso

Mooh, e ci è ddo!-Ma guarda che posto carino!

Mò mange!-Eh, stiamo freschi! Eh, campa cavallo..!

P’gghià nu pr’quech-Fare una papera

Piciacchina-Ragazza carina da circuire

Puerc!-Porco!

Rid m’bacce a sta f’lar d’ vttun!-Letteralmente: Ridi in faccia a questa fila di bottoni (sempre che si indossi un 501)

Rifaldo-Imitazione grossolana (riferito a una persona o un prodotto)

Sciacqualattuga-Persona che non vale una lira

Sciampista-Donna molto appariscente dal facile pettegolezzo

Scimmiatore-Gigolò da quattro soldi

Sdreus-Soggetto anomalo, oppure oggetto dalla forma inusuale o storta

Sgamuffa-Imbroglietto da quattro soldi

Si ccapsciut cazz ch fcazz e chigghiun ch llambasciun!-Hai preso lucciole per lanterne!

Si ppropie du iun!-Sei proprio ingenuo ! (il comitato di Napoli iun non c’entra)

Sciamaninne, sciam’!-È’ ora di rimboccarsi le maniche!

Sort d’ chzzalon’!-Dicesi di persona un po’ rustica, quasi ruspante

Sort de perchia!-Che bella ragazza !

Stare alle cozze-Aver alzato un po’ il gomito

Statt’ bbun!-Ciao, arrivederci!

Tacchiisce!!-Gira i tacchi e vattene, Stai alla larga!

Ti dò gusto-La tua idea mi entusiasma

Tufagn-Duro di comprendonio

U curt’ non arriv’ e u frascech’ non ammandene!-Ma non ti va bene niente?

U mee’!!-(Vedi Capoo!) (per richiamare l’attenzione)

Uagliò!-Ragazzo! (anche plurale)

Uè la zamp’!-Versione femminile di Sort de Chzzalon’

Uè sciangat’!-Ehi, tu che zoppichi!

Uè spadriat’!-Ehi tu, apolide!

Una storia di gomma-Una situazione alquanto insolita

Vattinn’ au larg-(Vedi Tacchiisce)

Vattinn’ và!-Ma và, burlone!

Villacchione-Persona poco affidabile

Zite de Cegghie-Zitella (usato anche per definire colui o colei che sono rimasti con un pugno di mosche in mano)

Capo! = Hey, ragazzo!

Cê uè? = Che vuoi?

Cê jié? = Che c'è?

Stattê Cittê! = Stai Zitto!

Ma vattinnê! Va! = Vai via!

Madò = Madonna! esclamazione molto usata per qualsiasi espressione di sorpresa, positiva o negativa. Per aumentarne l'enfasi si prolunga la durata della "a" e della "o" (Maaadooò!!!).

= contrazione di Madò usato come intercalare per qualsiasi espressione di sorpresa, positiva o negativa. Per aumentarne l'enfasi si prolunga la durata della "o" (Mooò!).

Mé/emmé? = forma dialettica di Embè? (Ebbene?)

Mejnê = esclamazione utilizzata per affrettare qualcuno nella conclusione di qualcosa: una traduzione in italiano potrebbe essere: Muoviti, fai in fretta!

Ci/Cê jiorê sò? = Che ore sono?

Mocchê a chi te bbivê! = lett. mannaggia a chi ti è vivo! (frase usata nei più vari contesti per sottolineare un'azione o una frase notevole di taluno)

Auuandê!/ "Auuandê a Peppinê!" = letteralmente: agguanta!(acchiappa)/agguanta a Peppino!(frase usata nello stesso senso dell'espressione italiana "attento!", soprattutto in caso di cadute)

"Sanda Lucie!" = letteralmente: Santa Lucia. Si utilizza quando un oggetto che si sta cercando e non si riesce a trovare lo hai sotto gli occhi

"Ou!" = intercalare caratteristico di chi vuole attirare l'attenzione altrui(Ehi!).

"Naaaa!!!!" oppure "Iiiiiii!!!!" = espressione di sorpresa, incredulità o meraviglia.

"Tzè" = caratteristico suono onomatopeico ottenuto dallo schioccare della lingua sul palato duro durante l'aspirazione(simile a quello tipico per chiamare gli animali).usato anche in altre zone italiane.

"We R'mmat!!!" = italianizzato "ehi rimmato" ossia "rifiuto".Insulto.

"Mamma mè!!!" = mamma mia!!!

"Sì tarat!" = Sei tarato

"We fà?= vuoi cupulare?

Proverbi

Carna triste non la vole u diàue e manghe Criste (La gente cattiva non l'accetta nemmeno Dio)

Ce bedde uè parè u uess pezzidde t'àv'a duè (Se vuoi migliorare, specie nell'aspetto fisico, devi fare molti sacrifici)

Nessciune nasce ambarate (Chiunque ha bisogno di imparare)

Sanda Tarese pagò pe sendì e iì sèndeche ndune (letteralmente: Santa Teresa pagò per sentire e io sento gratis; ossia: è meglio che taci poiché dici cavolate)

'U tavute non tene le palde (La bara non ha tasche; ovvero Una volta morto i soldi non servono).

Nu tuffê do, nu tuffê dà, fing alla finê ngê'la ma fà (Riusciremo con calma)

Ce nge n'am'a scì, sciamaninne, cê non nge 'am'a scì, non nge ne sime scenne! (Se ce ne dobbiamo andare andiamocene, se non ce ne dobbiamo andare non ce ne andiamo). Scioglilingua per provare la "pugliesità" di un soggetto.

'U pulpe se cosce iinda all'àcqua so stesse (Il polpo si cucina nella sua stessa acqua)

Dalle e dalle che se chieche u metalle(Chi la dura la vince)

Si fatte la fegura to! (Hai fatto la tua figura)

Facime la fine de le scarcioffe' (Facciamo la fine dei carciofi)

Avime fatte trende, facimê trendune' (Abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno)

Si cadutê da jind'au littê' (Sei caduto da dentro il -lett. "al"- letto)

Passatê u sande passate la feste! (ogni cosa a suo tempo)

Ammandìneme ca t'ammandenghe! (Mantienimi che ti mantengo)

Stame sott'au cìele! (Siamo sotto il -lett. "al"- cielo)(notare come la ìe di cìele diventa, con la e semimuta una "i" allungata)

E iune!.....disse cudde ca cecò l'ècchie a la megghiere' (E uno!...disse quello che cecò un occhio alla moglie)

Mazze e paneddê fàscene le fìgghie bedde; pane senza mazze fasce le fìgghie pazze (Bastone e pane fanno i figli garbati, pane senza bastone rende i figli sgarbati)

U Padreterna da u pane a ci non tene le dìendê! (Il padreterno dà il pane a chi non ha i denti)

Ci tene pane non tene dìende, ci tene dìende non tene pane (ad ognuno manca qualcosa che ha l'altro)

Ci sckute ncìele mbacce le vene (Non sputare in cielo, poiché ti tornerà in faccia)

La cere se strusce e la pregessione nan camine' (Le risorse si consumano, ma il risultato non si vede)

Sciame a scette la sccosce (Andiamo a buttare l'immondizia)[attenzione in frasi rette dal verbo scì a = andare a ed il verbo stà a = stare a non si usa l'infinito ma l'indicativo vedi grammatica del Giovine]

L'àcqquê iè picche e la papêrê nan gallegge' (L'acqua è poca e la papera non galleggia, usato per indicare una qualsiasi intenzione che non può andare avanti per mancanza di possibilità)

Jè bell la pulizie, dcie cudd ca s jrò l mutand all'ammers!!! (È un sollievo essere puliti, disse colui che indossò le mutande al contrario)

U vov discj crnut o ciucc!!! (Il bue disse cornuto all'asino)

Di a dà l schcaf a du a du fin a che non dvendn dispr!!! (Di tiro i ceffoni a due alla volta fino a che non diventano dispari)

Va a pigghj a schcaf l marang p fal dvndà rus!!! (Vai prendere a schiaffi le arance per farle diventare rosse)

A scanjat caz p fcaz e chigghiun p lambashun!!! (Hai scambiato cazzi per focacce e coglioni per lamponi. Hai preso fischi per fiaschi)

U uòmmene da la tèrre vène a la tèrre se ne và. (L’uomo dalla terra viene e alla terra va)

Oggnùne tire l’àcquè a la vìa so. (Ognuno tira l’acqua al suo mulino)

Arrèvate a la quarandìne lasse la fèmmene e ppìgghie la candìne. (Arrivato ai quarant’anni lascia la compagnia delle donne e frequenta quella degli amici)

Le dìscete de la mane non zzò ttutte euàle. (Le dita della mano non sono tutte uguali)

O uòmmene sènza varve e a ffèmmene senza fìgghie, non zi scènne né pe piacère né pe chenzzìgglie. (A giovani inesperti e donne senza figli non andare a chiedere consigli: non hanno esperienza)

Na porte s’achiùte e ccìinde se iàbbrene. (Una porta si chiude e cento se ne aprono)

U cemmerùte e ggamme settìle, non iè iòmmene pe ffà le file. (Il gobbo con gambe sottili non è uomo idoneo per fare figli)

Nessciùne zzèppe iè dritte. (Nessuno zoppo è dritto. (Chi ha difetto fisico ha difetti nell’animo)

Iòmmene pelùse iòmmene ferzzùse. (Uomo peloso uomo forte)

U lènghe iè bbuène a ccògghie fiche, e u curte pe marìte. (L’uomo alto è buono per cogliere fichi, il basso è buono come marito)

U muerte iè muerte, penzame a le vive. (Il morto è morto, ora pensiamo ai vivi)

Ci tratte se mbbratte. (Chi tratta con lo zoppo impara a zoppicare)

Nessciune nasce ambarate. (Nessuno nasce istruito)

Cê non vole fà nu chilometre ne fasce du. (Chi non vuole fare un chilometro ne percorre due)

U sàzie non crede au desciune. (Il sazio non crede all'affamato)

Non si sckut iinde o piatt addò te si strafquate (Non sputare nel piatto da dove hai mangiato a sazietà: usato per chi parla male di qualcosa che gli ha permesso di vivere ad esempio un vecchio posto di lavoro)

Ce Criste vole arroste l'ove (Se Cristo vuole arrostisce le uova; ovvero Se Dio vuole può tutto, perfino arrostire le uova, cosa decisamente impossibile)

Na parole ié picche e due so assai (Una parola è poca e due sono troppe: usato per dire a chi parla troppo, di stare zitto)

"Uè facce da du de novembre!!"(lett.-faccia da due novembre-ovvero faccia estremamente triste o brutta)

"Uè facce da cicche e ciacche!!"(Faccia da schiaffi!!!!)

"Iapre l'ècchie, ca ad achiùde non nge vole nudde!" (Apri gli occhi,perché a chiuderli ci metti poco,ovvero stai attento)

"Megghj nu quindal n'guedd che nu quind n'gul" = (Meglio un quintale sulle spalle che un quinto(200g) nel deretano)

"Na parol d men e rtirete a cast" (corrisponderebbe in italiano a: la parola è d'argento ma il silenzio è d'oro)

BARI COM'ERA - BARI COM'E'

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